


Comics news001 EDIZIONI A MANTOVA COMICS & GAMES 2010febbraio 2010La casa editrice 001 Edizioni partecipa alla fiera del fumetto Mantova Comics & Games con l'anteprima nazionale del volume La nebbia e il granito. Come ho tentato di diventare Altiero Spinelli (testi di Davide G.G. Caci e Fulvio Gambotto; disegni di Mattia Surroz), nelle librerie e fumetterie a maggio 2010. La nebbia e il granito è l'omaggio appassionato e sincero a uno dei protagonisti del Novecento italiano e internazionale: Altiero Spinelli, uno dei padri dell'Europa Unita. Classe 1907, Altiero Spinelli incarna le contraddizioni e le tensioni politiche e umane del suo tempo: avvicinatosi alla politica da giovanissimo, aderisce al Partito Comunista partecipando attivamente alla propaganda antifascista; dopo una carcerazione durata sedici anni, si allontana progressivamente dalle posizioni comuniste. Tra il 1941 e il 1942 scrive, con Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, il «Manifesto per un’Europa libera e unita» (il cosiddetto «Manifesto di Ventotene») dove prendono forma le sue idee in materia di federalismo. L'anno successivo fonda, insieme ad alcuni reduci del confino, del carcere e dell’esilio, il Movimento federalista europeo (27 agosto 1943). Universalmente riconosciuto come uno dei padri dell'Europa Unita, Altiero Spinelli ha fondato l’Istituto Affari Internazionali, è stato, nel corso degli anni di attività, membro della Commissione esecutiva della Comunità Europea, del Parlamento Italiano e del Parlamento Europeo. Mattia Surroz, dopo l'Accademia di Belle Arti di Torino lavora nel campo dell'illustrazione dal 2000, lavorando per agenzie pubblicitarie, editori d'infanzia. Ultimamente sono apparsi sui lavori su Mono. L'autore sarà presente a Mantova Comics and Games 2010 Ma Surroz non sarà l’unico autore presente durante la kermesse mantovana: Marco Galli (Il Santopremier), Davide Osenda (Ultima lezione a Gottinga) e Marco Tagliapietra (Elizabeth) saranno presenti per autografare i loro lavori. Il Santopremier Ultima lezione a Gottinga Elizabeth
La nuova vita di John Doe!febbraio 2010
Sabato 27 febbraio, infatti, sarà presentata in anteprima nazionale, nell’ambito degli incontri programmati nella sala conferenze del Palabam, la nuova serie di John Doe, edita dall’Editoriale Aurea.
Saranno presenti, infatti, e pronti a svelare tutte le novità e le trasformazioni del caso, i due creatori del personaggio che ha rivoluzionato il recente panorama del “comic made in Italy”, Roberto Recchioni e Lorenzo Bartoli. La recente chiusura della passata casa editrice del fumetto, quindi, non ha fermato il cammino dell’ex direttore della Trapassati Inc., che, nonostante le tribolazioni editoriali, è pronto a ricominciare a tessere la struttura dell’esistenza.
Per ulteriori informazioni sulla partecipazione di Roberto Recchioni e Lorenzo Bartoli e sulle novità dell’Editoriale Aurea www.mantovacomics.it |
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Portfolio n 1: Elena Mirulla Sei tavole firmate, ma non numerate, più una cartellina. Tiratura numeri arabi: 80 Formato: 400x600 Anno di pubblicazione: 2010 Prezzo: € 65 |
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Portfolio n 2: Michela Cacciatore Sei tavole firmate, ma non numerate, più una cartellina. Tiratura numeri arabi: 80 Formato: 400x600 Anno di pubblicazione: 2010 Prezzo: € 65 |
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Portfolio n 3: Natascia Raffio Sei tavole firmate, ma non numerate, più una cartellina. Tiratura numeri arabi: 80 Formato: 400x600 Anno di pubblicazione: 2010 Prezzo: € 65 |
N.B.: nella seconda di cover della cartellina dei tre portfolio troverete un disegno fatto a mano dalle autrici (i disegni, chiaramente, sono tutti diversi)!
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Vincitrice del Chesterquest 2008, Sara Pichelli è una degli artisti italiani riusciti, grazie al talento e all’impegno, a sfondare al di là dell’Atlantico. La sua storia incarna quindi il sogno americano che in quest’edizione della convention si è deciso di celebrare e raccontare a tutti gli appassionati e agli aspiranti emuli. Abbiamo pensato, quindi, di porgerle qualche domanda per conoscerla meglio e per farci svelare qualche “trucco”, in previsone degli incontri con gli editor…
Sei stata una delle vincitrici di Chesterquest, vera e propria “caccia” ai talenti ideata da C. B. Cebulski, editor della Marvel Comics, per individuare nuovi disegnatori, cosa ci puoi dire di questa esperienza?
Vorrei proprio avere una foto della faccia che ho fatto quando nella mia casella e-mail ho trovato la mail di C.B. che diceva che ero stata selezionata...
È stata una bella esperienza, dall'esito inaspettato anche perché il mio portfolio, allora, era davvero povero: era da pochissimo che avevo deciso di dedicarmi alla carriera fumettistica e quindi le speranze di essere selezionata erano pressoché nulle! Forse l'aggettivo più adatto per descrivere questa esperienza è "sorprendente"!
Visto che tanti giovani autori vorrebbero riuscire a farsi notare da un editor importante, come hai fatto tu, cosa potresti consigliare loro?
Beh...non sarò molto originale, l'unico consiglio che posso dare è quello di non risparmiarsi. La dedizione completa al proprio lavoro e la costante voglia di imparare sono alla base di un buon risultato... Se dovessi scendere nel particolare, oltre, ovviamente, a curare il disegno, il mio consiglio è quello di avere un occhio di riguardo per la narrazione che è poi la cosa più importante per chi vuole fare questo lavoro, ed è la caratteristica a cui più fanno caso i redattori.
Ho partecipato, al fianco di editor, a dei portfolio review, e ho notato che spesso gli artisti esordienti tendono a curare molto il lato "illustrativo" delle pagine sacrificando la narrazione: il risultato è una pagina disegnata bene che a malapena rende comprensibile cosa stia accadendo effettivamente.
Un piccolo trucchetto che il mio maestro David Messina mi ha svelato è quello di disegnare una pagina muta, ovvero senza balloon, che sia comprensibile: se si capisce vuol dire che hai narrato nel modo giusto!
Che differenze hai notato tra il mondo del fumetto italiano e quello statunitense? Cosa cambia anche dal punto di vista tecnico e lavorativo?
La mia esperienza nel mondo del fumetto italiano è quasi nulla; Ad ogni buon conto la differenza che immediatamente mi salta agli occhi è una maggiore ricerca visuale e varietà stilistica da parte del mercato americano che ha sempre una particolare attenzione nel coinvolgere pubblico di tutte le età, diversificando i prodotti a seconda del target.
Che cosa hai provato quando ti è stata affidata la realizzazione di tavole per personaggi del calibro dei Runaways, di vere e proprie icone di stile come Dazzler o addirittura di mostri sacri come gli Eterni?
Beh... una "figata"! Soprattutto mi sono divertita con i Runaways, ho avuto la possibilità di disegnare Molly (la Runaways più piccola del gruppo) che è stata caratterizzata dalla Immonen in maniera meravigliosa!
Sei passata dal mondo animato a quello delle vignette e dei Balloon, hai qualche rimpianto?
Il mondo dell'animazione mi rimane sempre nel cuore, è il mio primo amore...
Se avessi la possibilità, oltre alla carriera fumettistica, vorrei portare avanti quella di character designer: la creazione di personaggi è la cosa che mi diverte di più.
Chissà… Magari in futuro, io non mi precludo nulla!
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La presenza di J. G. Jones, autore assieme a Mark Millar di Wanted, durante la quinta edizione della convention Mantova Comics & Games, può essere uno opportunità per ragionare sulla figura dell’eroe nella storia del fumetto americano. Il capolavoro della Top Cow, infatti, si inserisce in un cammino che gli eroi statunitensi hanno perpetrato dall’alba del fumetto ai giorni nostri.
I primi erano quei tipi tutti muscoli e mito, incarnarti in modo indelebile da Flash Gordon, eroe senza macchia e senza paura. Valorosi assoluti, appaganti, mistificanti. Eroi identici a quelli del romanzo d’appendice, ottusi e ottundenti.
Nella Golden Age l’eroè è diventato supereroe. Pensiamo al primo, al messia, a Superman. Alieno arrivato sulla terra che si finge umano, e quindi debole, per mascherare la sua identità e la sua indubbia superiorità. Nonostante i suoi poteri incredibili, con cui potrebbe in poco tempo sanare le piaghe del mondo, il nostro eroe si limita a salvare Metropolis in uno schema reiterato grazie al quale tutto torna sempre nelle condizioni di partenza. Come l’eroe delle fiabe Superman compie le sue mirabolanti imprese perché deve compierle, senza scelta o consapevolezza. La sua funzione è mistificare, consolare il lettore che in lui vede il riscatto servito su un piatto d’argento, senza bisogno di sforzi, senza impegno. Superman è un messia senza religione, un salvatore superficiale che permette un’ora di evasione mostrando i muscoli e sussurrando che tutto andrà bene.
Poi è arrivato Stam Lee. E con lui i supereroi con superproblemi. Anche qui pensiamo al più rappresentativo, ovvero L’Uomo Ragno. Peter Parker, povero nerd di periferia, viene investito da un’ondata di poteri e, suo malgrado, di responsabilità. Sappiamo tutti che, sconvolto dalla morte dello zio, il nostro segaligno eroe, ripetendo come un mantra “da grando poteri derivano grandi responsabilità” è diventato il primo eroe del fumetto, o quasi, a farsi in continuazione dei dubbi. Agire o non agire, vivere la sua vita o salvare quella degli altri. Insomma la figura dell’eroe tutto di un pezzo inizia ad incrinarsi.
(continua…)
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SpeGraphic Novel
Spesso serpeggerà, tra un discorso e l’altro durante le conferenze organizzate da Mantova Comics & Games, l’espressione Graphic Novel.
Tema indiscusso dell’edizione 2008 si è, infatti, riproposto con forza anche lo scorso anno, durante gli eventi legati alla “letteratura al femminile” grazie al lavoro di autrici le cui storie a fumetti non possono che essere considerata vera e propria letteratura, pensiamo ad esempio a Persepolis di Marjane Satrapi. Lo stesso J. G. Jones, ospite della quinta edizione della convention, è entrato di diritto nell’olimpo a fumetti grazie a Wanted, graphic novel di ultima generazione. Il successo dei film tratti da capolavori come Sin City e 300 diFrank Miller e Watchmen e V for Vendetta di Alan Moore, hanno fatto sì che tale espressione sia diventata sempre più utilizzata e conosciuta.
Ma che cos’è una graphic novel?
Intanto occorre precisare che tale termine è nato in America in relazione alle caratteristiche dei fumetti statunitensi. Infatti è stato Will Eisner ad utilizzare per la prima volta questa espressione per descrivere il suo A contract with God and other tenement stories, proprio per differenziarlo, in modo esplicito ed evidente, dal formato e dalla consistenza degli albi a fumetti normalmente prodotti per il mercato U.S.A., monopolizzato, all’epoca, da un’infinita serie di albi di supereroi e storie avvincenti, seppur, generalmente, di poco spessore.
Ma quali sono queste differenze?
Per capire dobbiamo esaminare qualche esempio e addentrarci ancora un po’ nel mondo del “romanzo disegnato”.
Come già detto la prima graphic novel della storia è stata Contratto con Dio diEisner del 1978. Il grande Will, utilizzando un tratto maturo e di una crudezza quasi spietata, ben supportata dalla decisione di presentare la storia in bianco e nero, ci racconta di quattro storie ambientate nella New York degli anni trenta, in particolare nel Bronx. Ci parla di un ebreo ortodosso e della sua crisi religiosa, di un cantante di strada, di un povero custode e delle vacanze estive. Niente di eclatante, solo la vita, tanto che se fosse un film parleremmo di neorealismo redivivo. Eppure ci troviamo di fronte alla novità assoluta del quotidiano a fumetti, che ci spiazza, ci affascina e ci mostra che anche coi balloon si può fare alta letteratura.
Un importante pietra miliare del fumetto, annoverata tra le graphic novel, è Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, la prima graphic novel dedicata ad un eroe dei comics mainstream. Pubblicato per la prima volta come una miniserie nel 1988, ma concepita in modo unitario dall’autore, la storia narra le avventure, fuori continuità, di un Batman oramai anziano e disilluso. Il tratto di Miller, mai così schizzato e schizzoide, offre uno spaccato quanto mai efficace del Pipistrello, forza dell’ordine in un mondo caotico, facendogli affrontare i suoi più grandi nemici, da sempre incarnazione delle due principali tematiche presenti nella serie regolare, il noir Duefacce e il gotico Joker. Batman uccide, storpia, si fa ancora più intransigente ed estremista, tanto da essere quasi un villain sceso in campo contro altri villain. Insomma quest’opera ci mostra un eroe diametralmente opposto a quello sorridente e pacioccone che certi fumetti degli anni 70 e la serie televisiva con Adam West ci hanno raccontato. Questo Batman non può e non deve essere un fumetto per ragazzi.
Un’altra Graphic novel di grande interesse è Maus: A Survivor's Tale di Art Spiegelman del 1989. Quest’opera narra, avvalendosi di topolini ebrei e gatti nazisti, la tragedia dell'Olocausto, sulla base dei racconti del padre dell'autore, un sopravvissuto ad Auschwitz. Il tema drammatico e sublime, scontrandosi con la scelta di utilizzare personaggi dalle fattezze animali, come nei fumetti Disney, produce uno straniamento nel lettore, enfatizzando la brutalità della storia del novecento e rendendo in qualche modo giustizia al tema trattato.
Cerchiamo quindi di tirare le fila e confrontiamo quanto emerso dall’analisi degli esempi riportati, seppur troppo pochi a fronte delle meraviglie che il mercato del fumetto ci ha proposto dal 1978 ad oggi, con il significato letterale del termine.
La traduzione letterale, o quasi, è “romanzo disegnato”, tanto che i puristi sostengono debba essere flesso al maschie. Partendo da questo dato, il significato, difficilmente confutabile, e aggiungendo quanto emerso dagli esempi, possiamo trovare le caratteristiche necessarie e sufficienti affinché un fumetto possa essere definito graphic novel senza fallo alcuno: l’unità narrativa, in altre parole la storia in essa raccontata deve essere completa e autosufficiente, e la tematica matura, infatti il pubblico a cui è destinata, in generale, sarà maggiormente consapevole.
Insomma chi sceglie di leggere una graphic novel vuole passare dalla paraletteratura, termine con cui si identificano generalmente i feuilleton e i romanzi di genere, alla letteratura vera e propria, dalle storie per ragazzi a quelle per adulti.
Detto questo occorre chiarire che quando si parla di unità narrativa lo si fa nel senso del concepimento ideale dell’autore. Molte graphic novel infatti, dai citatiThe Dark Knight returns e Maus a Sin City prima di essere raccolte in un unico volume furono pre-pubblicate o serializzate su riviste “ospiti”. Il fatto che fossero state concepite come opere unitarie fin dall’inizio permette che possano però essere definite “Novel”.
Oggigiorno l’espressione graphic novel ha superato l’Atlantico ed è stata associata ad opere europee, come ad esempio Una Ballata del mare salato diHugo Pratt. Lo stesso artista italiano definiva le sue opere letteratura disegnata, per cui, possiamo dire, l’accostamento non stride, anche se il mercato europeo, da sempre meno mainstream di quello americano, non presenta una dicotomia così evidente tra le varie espressioni, colte e popolari, della nona arte.
Ma proprio a causa della condizione del fumetto europeo, in cui le differenze tra fumetti per adulti e per ragazzi, tra fumetti accessibili e cerebrali è sfumata, ha fatto si che in Italia fosse usata, ultimamente in modo fin troppo ricorrente, a sproposito, come se fosse semplicemente un sinonimo “accattivante” e “alla moda” di fumetto. Tenendo conto di quanto detto finora possiamo circoscrivere i fumetti che possono davvero essere considerati Graphic novel e saremo in grado di orientarci in modo più consapevole e corretto evitando quindi di commettere grossolani errori.
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